Altre Storie

gennaio 23, 2007

Per una storia della Quarta Internazionale

Filed under: Libri, Marxiani, Trotskismo — blasco @ 1:46 pm

di Diego Giachetti (www.erre.info)

La IV Internazionale è un classico esempio di ciò che è noto ma non è conosciuto. Si sa della sua esistenza, ma pochissimi conoscono seriamente la sua storia. Per chi è interessato a passare dal “noto” alla conoscenza, il libro di Livio Maitan (Per una storia della IV Internazionale, Roma, Edizioni Alegre, 2006) costituisce un valido punto di partenza.
Sicuramente per Livio c’è stato un tempo lungo per fare e agire politicamente e un tempo, molto più breve, della memoria, del bisogno di raccontare e di ricordare, ponendo interrogativi vecchi e nuovi alle vicende accadute. L’attività politica, se mantenuta nel tempo e svolta con intensità e partecipazione diretta, non lascia spazi e non trova luoghi per pensarsi compiutamente sotto forma di ricostruzione storica. Così è stato per Livio per tanti anni, dai primi sentimenti antifascisti nel lontanissimo 1942-43 fino agli ultimi giorni della sua vita che si è conclusa il 16 settembre del 2004. Solamente in quelli che si sarebbero rivelati gli anni finali della sua vita, il bisogno della memoria si fece prepotentemente sentire nella forma della narrazione storica come autobiografia di una vita.

Il libro è suddiviso in due parti: dal 1947 al 1974 e dal 1975 al 1995. La scelta dell’anno 1947 come inizio della periodizzazione è una concessione autobiografica che l’autore si prende. Egli infatti è stato per 53 anni membro del Segretariato Internazionale (poi Unificato), l’organismo dirigente della IV Internazionale, organizzazione alla quale aveva aderito nell’ormai remoto autunno del 1947.

Dalla rievocazione del secondo Congresso mondiale del 1948 – il primo a cui partecipò – si procede all’inserimento dell’operare politico in un mondo scosso dal contrasto tra Stalin e Tito, dalla vittoria della rivoluzione cinese, la dottrina Truman e l’inizio della guerra fredda, l’assimilazione strutturale dei paesi dell’Europa orientale al blocco sovietico, la guerra di Corea e i timori di precipitare in una nuova guerra mondiale, fino ai nuovi orientamenti della IV Internazionale sintetizzati in una parola, spesso usata male e a sproposito, “l’entrismo”.
Seguono paragrafi dedicati alla destalinizzazione e all’invasione dell’Ungheria da parte delle truppe del Patto di Varsavia, nonché una riflessione storica sulle divisioni che spaccarono l’organizzazione nei primi anni Cinquanta e le nuove analisi che si dovettero approntare a fronte dell’imprevisto sviluppo capitalistico internazionale, parallelamente all’ondata di rivolte in atto nei paesi coloniali.
È in questa cornice storica che l’autore pone le ragioni e le spiegazioni delle scissioni interne alla IV Internazionale di quegli anni, richiamandosi sempre al dato politico-ideologico delle divergenze, rifuggendo interpretazioni personalistiche e/o psicologiche.
Segue una dettagliata disamina di quelli che sono definiti i due anni cruciali, il 1968 e il 1969, che danno inizio ad un consistente rafforzamento delle sezioni della IV Internazionale e la coinvolgono nelle battaglie politiche che si svolgono in quegli anni.
Nella seconda parte del libro la storia è nuovamente densa di avvenimenti e di “potenzialità” politiche a cominciare dal biennio 1974-75, quando esplode la recessione generalizzata dell’economia capitalistica, si sviluppa la rivoluzione dei garofani in Portogallo, giunge all’epilogo la dittatura franchista in Spagna e l’imperialismo americano è sconfitto in Vietnam, mentre nuovi scenari si aprono in America Latina, si afferma la rivoluzione iraniana e il fronte sandinista sale al potere in Nicaragua.
Sono gli anni dell’eurocomunismo, del conflitto militare in Indocina tra paesi “socialisti”, dell’invasione sovietica dell’Afghanistan, della crisi del regime burocratico in Polonia, della fondazione del Pt in Brasile, ma anche quelli della controffensiva conservatrice della Tatcher in Inghilterra e di Reagan negli Stati Uniti. Gli anni Ottanta scivolano verso il colpo di stato in Polonia, l’avvento di Gorbaciov e la “Nep cinese” e un “nuovo ordinamento mondiale” a partire dallo scioglimento dell’Urss nel 1991. Il libro si chiude con un non completato capitolo sul XIV Congresso mondiale del giugno 1995 realisticamente intitolato “Un congresso di disincanto?” che derivava dagli arretramenti subiti in una serie di paesi e, soprattutto, dalla delusione per il prevalere delle tendenze alla restaurazione capitalistica nell’Urss e nelle altre società di transizione burocratizzate.
Dal libro emerge un grande quadro degli eventi storici mondiali della seconda metà del Novecento, all’interno del quale è collocata la storia della IV Internazionale, non raccontata solo come essa appare all’esterno, con i suoi documenti congressuali, i manifesti, le tesi votate e le varie risoluzioni via via approvate, ma colta nelle sue tensioni interne, portando alla luce percorsi politici e di discussione, misurando le varie posizioni politiche, nonché i meccanismi di formazione della volontà collettiva.

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