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	<title>Altre Storie</title>
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		<title>Altre Storie</title>
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		<title>Memorie di un rivoluzionario</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Feb 2007 12:46:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blasco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libertari]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Prefazione di Massimo Carlotto per l&#8217;edizione E/O del 1999 Memorie di un rivoluzionario di Victor Serge mi capitò per caso tra le mani una ventina di anni fa. Mi trovavo a Parigi nascosto e protetto da altri fuggiaschi, sopravvissuti di rivoluzioni fallite e di dittature riuscite. Un ambiente solidale ma allo stesso tempo profondamente diviso [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=altrestorie.wordpress.com&amp;blog=710911&amp;post=9&amp;subd=altrestorie&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prefazione di <a href="http://www.massimocarlotto.it" target="_blank">Massimo Carlotto</a> per l&#8217;edizione <a href="http://www.edizionieo.it/" target="_blank">E/O</a> del 1999</p>
<p align="justify"> Memorie di un rivoluzionario di Victor Serge mi capitò per caso tra le mani una ventina di anni fa. Mi trovavo a Parigi nascosto e protetto da altri fuggiaschi, sopravvissuti di rivoluzioni fallite e di dittature riuscite. Un ambiente solidale ma allo stesso tempo profondamente diviso dalle certezze rivoluzionarie di gruppi e partitini. Allora anch&#8217;io ero un professionista della certezza. Avevo militato molto giovane nella gioventù del PCD&#8217;I linea rossa, poi ero rinsavito per un certo periodo aderendo a Lotta Continua ma in carcere avevo riscoperto il gusto dell&#8217;infallibilità del partito e delle masse dibattendo, pur non condividendone la strategia, con i numerosi militanti della lotta armata con i quali dividevo la cella nelle strutture di massima sicurezza.</p>
<p><span id="more-9"></span></p>
<p align="justify">L&#8217;incontro con Victor Serge e questo libro mutò profondamente la mia vita e ne determinò il percorso futuro. Crollarono le certezze e al loro posto subentrò la consapevolezza della necessità del pensiero critico e di una tolleranza che non avevo mai conosciuto. Senza dubbio tutto ciò fu dovuto alla scoperta di una storia che nessuno mi aveva mai raccontato. &#8220;L&#8217;altra storia&#8221;, quella che un certo tipo di cultura comunista aveva sempre occultato sotto una montagna di accuse mostruose quanto false. E&#8217; incredibile come un libro possa cambiare il corso un&#8217;esistenza ma forse è proprio questa la forza della letteratura. Un&#8217;improvvisa lucidità mi fece comprendere l&#8217;ineluttabilità della sconfitta, generazionale, personale e politica. Nonostante questo decisi di partire per il Messico, dove l&#8217;autore aveva trovato rifugio agli inizi della seconda guerra mondiale e dove era morto nel &#8217;47, spinto dal bisogno di partecipare alla sorte comune, condividendo con Serge l&#8217;idea che questa partecipazione debba essere uno dei moventi profondi dell&#8217;esistenza.<br />
Il risultato fu disastroso ma ancora oggi sono convinto della giustezza di quella scelta. Come Serge spiega già dalle prime righe delle sue memorie, la mia non era altro che una doverosa battaglia &#8220;per un&#8217;evasione impossibile in un mondo senza evasione possibile&#8221;. Rileggendo oggi il testo per scrivere queste note mi sono reso conto che, al di là del valore politico e di documentazione storica, è una grande opera letteraria. Serge decise di diventare scrittore alla fine del 1928 dopo essere stato liberato da una prigione sovietica; sulla linea degli scrittori russi concepiva la letteratura &#8220;come un mezzo di esprimere per gli uomini ciò che i più vivono senza sapere esprimere, come un mezzo di comunione, come una testimonianza sulla vasta vita che fugge attraverso di noi e di cui dobbiamo tentare di fissare gli aspetti essenziali per coloro che verranno dopo di noi&#8221;.<br />
Scrisse una ventina di libri di successo dei quali amo ricordare E&#8217; mezzanotte nel secolo sulla spiritualità del confino (Edizioni e/o, pp.160, £.12.000) e La città conquistata sull&#8217;assedio di Pietroburgo del 1919 (Manifesto libri 1994, pp.174).<br />
Memorie di un rivoluzionario che oggi le Edizioni e/o ristampano, restituendolo finalmente al pubblico dopo anni di assenza davvero ingiustificata (l&#8217;ultima edizione de La Nuova Italia risale al &#8217;68!), è senza dubbio la sua opera letterariamente più valida.<br />
Narra la vita straordinaria di un uomo che attraversò la storia della prima metà del secolo incontrando donne e uomini e luoghi altrettanto straordinari.<br />
Victor Serge era la firma letteraria, in realtà si chiamava Kibalcic. Nacque &#8220;per caso&#8221; a Bruxelles nel 1890, figlio di esuli russi militanti del partito clandestino della Volontà del popolo. Trascorse l&#8217;infanzia girovagando per l&#8217;Europa, vivendo in case modeste dova, alle pareti, erano appesi ritratti di impiccati e i discorsi degli adulti si riferivano sempre a processi, deportazioni in Siberia e a grandi idee rimesse sempre in discussione. A causa dell&#8217;attività e delle discordie dei genitori conobbe la solitudine dall&#8217;età di tredici anni, condizione che contraddistinse la sua esistenza fino alla morte e raccontata nel libro con discrezione e pudore. A sedici anni aderì alle Giovani guardie socialiste ma ben presto entrò in conflitto con la burocrazia maneggiona del partito e si avvicinò al movimento libertario erede della sconfitta di Ravachol, Vaillant e Caserio.<br />
&#8220;L&#8217;anarchismo ci prendeva per intero perché ci chiedeva tutto, ci offriva tutto: non c&#8217;era un solo angolo della vita che non rischiarasse, almeno così ci sembrava&#8221;.<br />
La prima parte del libro racconta un mondo sconosciuto e generoso fino all&#8217;estremo di anarchici vegetariani e pacifisti e di anarchici fuorilegge, rapinatori di banche. Coinvolto nel processo contro la banda Bonnot che sancì la seconda pesante sconfitta dell&#8217;anarchismo, Serge fu incarcerato alla vigilia della prima guerra mondiale.<br />
Nel &#8217;17 si recò a Barcellona per partecipare all&#8217;insurrezione catalana. Altra sconfitta. Serge tornò a Parigi. Qualche tempo dopo entrò in Russia attraversando di notte il confine finlandese. Vi rimase diciassette anni. Non rinunciò mai al senso critico, rifiutò facili carriere e non si iscrisse mai al partito bolscevico. Ma era tale il suo valore che difese Pietroburgo con alte responsabilità nello stato maggiore e Zinov&#8217;ev gli affidò l&#8217;esecutivo della terza internazionale. Correva ovunque ci fosse bisogno di difendere la rivoluzione, armato del suo rigore e vestito con un cappotto liso da disoccupato occidentale e calcato in testa un grosso berretto di montone. Serge correva sempre e correva anche la storia. Arrivò ben presto l&#8217;epoca del comunismo di guerra e della carestia. Arrivò anche la Ceka, rafforzata e con poteri illimitati. Fu l&#8217;ora dei complotti, degli abusi, dei delitti e della grande menzogna di Kronstadt. Serge si indignò e fece sentire la sua voce. Si schierò fin dal principio con l&#8217;opposizione di sinistra e ne pagò le conseguenze. Non venne fucilato solo per la notorietà di suoi libri in Francia. Dopo il carcere e la Siberia ritornò a Parigi dove continuò a denunciare i crimini della Ghepeù che continuò a perseguitarlo attraverso i propri agenti e la complicità dei comunisti europei fedeli a Mosca. Nel frattempo litigò con Trockji e rimase ancora più isolato. Inascoltato, predisse il bagno di sangue del POUM e degli anarchici in Spagna.<br />
La seconda guerra mondiale lo sorprese in Francia e riuscì a fuggire con il figlio in Messico grazie all&#8217;intercessione del presidente Lazaro Cardenas. Questa la storia ma la straordinaria bellezza di questo libro sono le descrizioni dei personaggi. Sono centinaia, descritti con pochi cenni di grande effetto. Si incontrano nomi famosi, da Lenin a Stalin &#8220;inquietante e banale come un pugnale del Caucaso&#8221;, da Gorcki a Esenin, Da Andrés Nin a Gramsci. E poi c&#8217;è una schiera di donne e uomini sconosciuti ma altrettanto importanti. E poi i luoghi. Le descrizioni di Pietroburgo assediata o la fuga da Parigi verso Haiti, Cuba e il Messico sono di rara intensità.</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/altrestorie.wordpress.com/9/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/altrestorie.wordpress.com/9/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/altrestorie.wordpress.com/9/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/altrestorie.wordpress.com/9/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/altrestorie.wordpress.com/9/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/altrestorie.wordpress.com/9/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/altrestorie.wordpress.com/9/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/altrestorie.wordpress.com/9/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/altrestorie.wordpress.com/9/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/altrestorie.wordpress.com/9/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/altrestorie.wordpress.com/9/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/altrestorie.wordpress.com/9/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/altrestorie.wordpress.com/9/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/altrestorie.wordpress.com/9/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/altrestorie.wordpress.com/9/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/altrestorie.wordpress.com/9/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=altrestorie.wordpress.com&amp;blog=710911&amp;post=9&amp;subd=altrestorie&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Industrial workers of the world</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Jan 2007 14:19:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blasco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libertari]]></category>
		<category><![CDATA[Sindacalismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentazione per il Wobbly party al PergolaMove Globalisti, socialisti, anarcosindacalisti, rivoluzionari, interetnici, ginofili, industrial unionists, fautori dell&#8217;azione diretta, grandi comunicatori di immaginari di conflitto, gli Wobblies dominarono la scena sociale USA dal 1905 al 1917 con scioperi e conflitti clamorosi (Lawrence, Patterson) che polarizzarono l&#8217;opinione pubblica. Vero e proprio incubo del padronato yankee, perché animato [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=altrestorie.wordpress.com&amp;blog=710911&amp;post=8&amp;subd=altrestorie&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Presentazione per il <a href="http://reload.realityhacking.org/detail.php?cat=3&amp;subcat=%25&amp;id=647" target="_blank">Wobbly party</a> al PergolaMove</p>
<p align="justify">Globalisti, socialisti, anarcosindacalisti, rivoluzionari, interetnici, ginofili, industrial unionists, fautori dell&#8217;azione diretta, grandi comunicatori di immaginari di conflitto, gli Wobblies dominarono la scena sociale USA dal 1905 al 1917 con scioperi e conflitti clamorosi (Lawrence, Patterson) che polarizzarono l&#8217;opinione pubblica.<br />
Vero e proprio incubo del padronato yankee, perché animato da americani al 100% che si proponevano di sindacalizzare gli immigrati dequalificati che alimentavano l&#8217;industria di produzione di massa, la IWW occupa un posto a parte nella storia del radicalismo sindacale perché propugnavano la presa del potere economico tramite lo sciopero generale e l&#8217;organizzazione dell&#8217;economia tramite la cooperazione fra reti sindcali.<br />
I wobblies, capeggiati da leader proletari senza paura come Big Bill Haywood e Frank Little e animati da propagandisti polivalenti come Ralph Chaplin e Joe Hill, dopo gli esordi nell&#8217;industria mineraria del West americano (Colorado, Montana) fecero base a Chicago, snodo ferroviario mecca degli hobos e caposaldo industriale dell&#8217;estremismo americano (haymarket, mattatoi, acciaierie), ed ebbero roccaforti nel Northwest (Portland, Seattle), nonché ovviamente nel Northeast relativamente progressista (New York, New Jersey, Massachusetts). Solo con l&#8217;azione repressiva condotta con leggi speciali da Wilson che intendeva pacificare il paese per l&#8217;ingresso in guerra dalla parte dell&#8217;Intesa, gli antimilitaristi dell&#8217;IWW vennero definitivamente sconfitti.</p>
<p><a href="http://web.tiscalinet.it/andbene/docs/obu1921.pdf" target="_blank">Storia degli IWW</a> (1921)</p>
<p>IWW su <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Industrial_Workers_of_the_World" target="_blank">Wikipedia</a></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/altrestorie.wordpress.com/8/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/altrestorie.wordpress.com/8/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/altrestorie.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/altrestorie.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/altrestorie.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/altrestorie.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/altrestorie.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/altrestorie.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/altrestorie.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/altrestorie.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/altrestorie.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/altrestorie.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/altrestorie.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/altrestorie.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/altrestorie.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/altrestorie.wordpress.com/8/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=altrestorie.wordpress.com&amp;blog=710911&amp;post=8&amp;subd=altrestorie&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>I comunisti-libertari di Armata rossa</title>
		<link>http://altrestorie.wordpress.com/2007/01/26/i-comunisti-libertari-di-armata-rossa/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Jan 2007 08:37:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blasco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libertari]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenze]]></category>

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		<description><![CDATA[Keoma da indymedia Ricostruire con certezza la storia di &#8220;Armata Rossa&#8221;, gruppo di una certa importanza nella resistenza romana, e’ ancora piu’ difficile di quanto gia’ non lo sia per gli altri gruppi cosiddetti &#8220;eretici&#8221;, come Bandiera Rossa o la &#8220;banda del Gobbo&#8221;. Sicuramente, alle origini del gruppo, vi è un gruppo di antifascisti romani [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=altrestorie.wordpress.com&amp;blog=710911&amp;post=7&amp;subd=altrestorie&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Keoma da <a href="http://italy.indymedia.org/news/2004/01/455177.php" target="_blank">indymedia</a></p>
<p align="justify">
Ricostruire con certezza la storia di &#8220;Armata Rossa&#8221;, gruppo di una certa importanza nella resistenza romana, e’ ancora piu’ difficile di quanto gia’ non lo sia per gli altri gruppi cosiddetti &#8220;eretici&#8221;, come Bandiera Rossa o la &#8220;banda del Gobbo&#8221;.<br />
Sicuramente, alle origini del gruppo, vi è un gruppo di antifascisti romani che avevano svolto attivita’ di propaganda e, come si diceva allora, &#8220;cospirazione&#8221; gia’ durante il ventennio.</p>
<p><span id="more-7"></span></p>
<p align="justify">La figura maggiormente di spicco, in questo gruppo originario e’ quella dell’ex anarchico CELESTINO AVICO, volontario nella prima guerra mondiale e membro degli Arditi del Popolo, l’organizzazione nazionale che, nel 1921, cerco’ di opporsi con le armi allo squadrismo fascista e fu sabotata in questo dagli stessi partiti di sinistra.</p>
<p>Tra l’altro, il capo romano degli Arditi del Popolo era stato CIENCIO BALDAZZI, leader, durante la resistenza romana, delle Brigate &#8220;Giustizia e Liberta’&#8221;, vicine al Partito d’Azione.</p>
<p>Il gruppo di Celestino Avico faceva base in una bottega di marmista di Via del Vantaggio, nei pressi di Piazza del Popolo ed era formato principalmente da artigiani che sognavano una specie di &#8220;socialismo libertario&#8221;, a meta’ tra l’anarchismo, il trotzkismo e le posizioni di Amadeo Bordiga, fondatore del P.C.I., presto caduto in disgrazia.</p>
<p>Sicuramente membri di questo gruppo originario parteciparono alla battaglia del 8-10 Settembre tra l’Eur, Porta S.Paolo e Piazza Vittorio.</p>
<p>Nei mesi successivi, pero’, si limiteranno a diffondere nelle zone Prati, Trastevere e Ludovisi tanto l’organo clandestino del P.C.I., &#8221; L’Unita’&#8221; che il giornale di Bandiera Rossa ed a fornire documenti falsi a questi gruppi ed anche a &#8220;Giustizia e Liberta’&#8221;.</p>
<p>Perlomeno in un’occasione prepararono, nella stessa bottega di marmista, ordigni poi utilizzati dai GAP del PCI in azioni contro i tedeschi.</p>
<p>E’ soltanto nel Gennaio 1944 che viene fondato il gruppo &#8220;Armata Rossa&#8221; propriamente detto, anche se all’inizio si chiamo’ &#8220;Comando Unificato Comunista&#8221; e solo successivamente assunse, dandosi un’organizzazione militare, il nome definitivo.</p>
<p>Oltre al gruppo originario di Avico, si aggiunsero alcuni transfughi sia del PCI che di Bandiera Rossa e, anche in questo caso, ufficiali dell’esercito in rotta.</p>
<p>Oltre ad Avico, figure sicuramente di spicco furono OTELLO TERZANI, uno dei fondatori del PCI, poi uscitone al seguito di Bordiga e un altro ex anarchico, GIORDANO AMIDANI.</p>
<p>La figura di responsabile militare fu assunta da DOMENICO VIOLA, gia’ membro dell’Esercito.</p>
<p>Il gruppo svolse sicuramente azioni di sabotaggio dei mezzi tedeschi che giravano nella capitale, ma nella sostanza continuo’ a fiancheggiare, sia nella propaganda che nel &#8220;logistico&#8221; tanto il PCI che Bandiera Rossa.</p>
<p>La attivita’ di fiancheggiamento, anche di tipo spionistico/informativo, nei confronti del PCI porto’ alcuni membri del gruppo a collaborare anche col Fronte Clandestino Militare, legato al governo di Brindisi e di ispirazione monarchica.</p>
<p>Furono proprio ambigui contatti, avuti in questa fase della &#8220;cospirazione&#8221;, che portarono all’arresto di dieci membri del gruppo, tutti poi trucidati alle Ardeatine.</p>
<p>Tra gli arrestati c’era anche Domenico Viola, che non resistette a feroci torture e, facendo una serie di ammissioni, provoco’ lo sbandamento dell’ intero gruppo.</p>
<p>I compagni che si salveranno dalla repressione di fatto opereranno congiuntamente a &#8220;Bandiera Rossa&#8221; fino al 4 Giugno 1944, giorno della liberazione di Roma, scomparendo in pratica come gruppo &#8220;autonomo&#8221;.</p>
<p>Il nome &#8220;Armata Rossa&#8221; tornera’ di attualita’ nei mesi successivi alla liberazione della capitale.</p>
<p>Nei mesi dell’estate 1944 il gruppo, supportato da alcuni dirigenti di Bandiera Rossa contrari alla confluenza nel P.C.I., si pose come punto di riferimento per quanti volessero proseguire la lotta armata contro fascisti e tedeschi al Nord ma in posizione autonoma rispetto all’Esercito Italiano.</p>
<p>Secondo alcune stime, ben 50.000 romani firmarono i fogli di arruolamento nella formazione diretta da Antonino Poce e Filiberto Sbardella ( entrambi ex Bandiera Rossa), Otello Terzani, Celestino Avico e Giordano Amidani.</p>
<p>Nella sede di Armata Rossa, occupata in Corso Rinascimento, l’afflusso dei volontari fu veramente impressionante. Furono impostati i ruoli di due reggimenti e costituito un comitato di agitazione e propaganda, formato da intellettuali, tra i quali Alberto Moravia e un giovanissimo Pier Paolo Pasolini.</p>
<p>A gelare gli entusiasmi arrivo’ la visita di un diplomatico russo che rimprovero’ aspramente i dirigenti di Armata Rossa perche’ avevano abusivamente scelto il nome dell’esercito sovietico.</p>
<p>Il P.C.I. fece di tutto per far fallire l’iniziativa, oltretutto mal vista dagli alleati inglesi ed americani che ora occupavano e di fatto &#8220;governavano&#8221; la capitale.</p>
<p>Avico, Amidani e Terzani cedettero alle pressioni e finirono per sciogliere Armata Rossa ed entrare, nel giro di pochi mesi, nel P.C.I. , seguiti successivamente anche da Poce , Sbardella e tutti gli altri, futuri scrittori e registi di successo compresi.</p>
<p>Anche in questo caso, come in quello di Bandiera Rossa, il sistema e il P.C.I. che gia’ si &#8220;faceva stato&#8221; al suo interno, giocarono, con un misto di minacce e blandizie, la carta della cooptazione dei gruppi potenzialmente rivoluzionari all’interno della dialettica democratico/borghese.
</p>
<p><em>Principali fonti  :</p>
<p>ROSARIO BENTIVEGNA : ACHTUNG, BANDITI, MURSIA, 1986</p>
<p>SILVERIO CORVISIERI : IL RE, TOGLIATTI E IL GOBBO, ODRADEK, 1999</p>
<p>CESARE BERMANI : IL MEMICO INTERNO, ODRADEK, 1998</em></p>
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		<title>I partigiani romani di Bandiera rossa</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 14:42:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blasco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marxiani]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenze]]></category>

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		<description><![CDATA[Keoma da indymedia “Chi scrive non saprebbe piu’ identificare, oggi, la casa cui si riferisce questo lontano ricordo di un giorno dell’occupazione (era molto probabilmente in Via Belluno, nella zona di Piazza Bologna), ne’ dire perche’ si trovasse in quel luogo. Restano pero’ nella memoria due nitidi fotogrammi : i pianerottoli e le scale gremiti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=altrestorie.wordpress.com&amp;blog=710911&amp;post=6&amp;subd=altrestorie&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Keoma da <a href="http://italy.indymedia.org/news/2004/01/455164.php" target="_blank">indymedia</a></p>
<p align="justify">“Chi scrive non saprebbe piu’ identificare, oggi, la casa cui si riferisce questo lontano ricordo di un giorno dell’occupazione (era molto probabilmente in Via Belluno, nella zona di Piazza Bologna), ne’ dire perche’ si trovasse in quel luogo.</p>
<p>Restano pero’ nella memoria due nitidi fotogrammi : i pianerottoli e le scale gremiti di un numero imponente di paracadutisti tedeschi in tuta mimetica e un carro armato “Tigre”, nel giardino sul retro, con il cannone puntato sulla finestra di un piano basso.</p>
<p><span id="more-6"></span></p>
<p align="justify">Quel piccolo esercito era in guerra  contro un solo uomo, per giunta avanti negli anni, che comunque riusci’ a sottrarsi alla cattura.</p>
<p>Un certo Raffaele De Luca, avvocato.</p>
<p>Molto piu’ tardi, nella Roma liberata, ritrovai quel nome al primo posto in una domanda di iscrizione al P.C.I., rivolta collettivamente alla sezione Italia, da un gruppo di aderenti al Movimento Comunista d’Italia, piu’ noto come “Bandiera Rossa”.</p>
<p>La richiesta passava di mano in mano suscitando commenti, sia perche’ Raffaele De Luca, calabrese di Paola, ex anarchico e tra i padri fondatori di “Bandiera Rossa”, era notoriamente ostile allo scioglimento di quel gruppo e quella domanda al plurale contraddiceva le regole del P.C.I .,</p>
<p>sia perche’ i richiedenti avevano avuto cura di annotare, accanto a ciascun  nome, l’armamento in dotazione : questo risultava “con pistola”, quello “con due bombe” e via dicendo.</p>
<p>Quasi tutti gli aderenti accettarono poi di iscriversi come singoli e furono tra i compagni piu’ attivi nella difficile fase dell’immediato dopoguerra.</p>
<p>Del resto, anche il Segretario della sezione Italia, Augusto Raponi, aveva lungamente militato in “Bandiera Rossa”, passando al P.C.I. soltanto nell’ultima fase della resistenza romana.”</p>
<p>Questo scritto, ritrovato senza indicazione dell’autore tra le carte di Fernando De Angelis, partigiano recentemente scomparso ed attribuibile, dal tenore del testo, ad un militante del P.C.I.  dell’immediato dopoguerra, mi sembra indicativo di quello che  era stato, durante l’occupazione nazista, il gruppo di “Bandiera Rossa” e di come spari’, senza quasi lasciare traccia, nelle file dei partiti della sinistra tradizionale.</p>
<p>Il Movimento Comunista d’Italia scomparve intorno al 1946 e fu presto dimenticato dai piu’.</p>
<p>Eppure le cifre ufficiali danno ragione a chi ne parlava come uno dei protagonisti, addirittura del protagonista, della lotta contro i nazisti.</p>
<p>La sorpresa di quelle cifre, ha scritto Silverio Corvisieri , che ne ha raccontato nel 1968 il percorso e le gesta (Bandiera Rossa nella Resistenza Romana, ed.Soviet, 1968 ) sta nel fatto che una formazione politica di cui si e’ sempre parlato poco e malvolentieri ha avuto durante i nove mesi dell’occupazione nazista 186 caduti ( tre volte quelli subiti dal P.C.I.), 137 arrestati e deportati ;i combattenti “riconosciuti” del movimento furono 1.183, cinque in piu’ di quelli del P.C.I..</p>
<p>Un partito che seppe riunire nella stessa organizzazione il futuro ministro socialdemocratico</p>
<p>Matteo Matteotti e lo scrittore Guido Piovene  insieme ai giovani sottoproletari di Centocelle e Primavalle, che, pur senza aderire al CLN, riuscira’ a collaborare strettamente con i servizi militari inglesi ed americani e, al tempo stesso, avere principalmente la sua base tra i diseredati delle borgate romane.</p>
<p>Ultimi a lasciare le sedi di confino e le carceri dopo il “golpe” badogliano del 25 Luglio 1943, i quadri e i militanti di “Bandiera Rossa” erano stati tra i primi ad accorrere, dopo l’8 settembre, al fianco dei soldati impegnati nella difesa della capitale. Corvisieri rivendica anzi al movimento l’onore del “primo colpo sparato contro i tedeschi”, colpo sparato contro i tedeschi all’altezza dell’ attuale laghetto dell’EUR .  Segnala la presenza, tra i difensori, di Aladino Govoni e di Tigrino Sabatini, piu’ tardi entrambi fucilati dai tedeschi, ed identifica il primo caduto nel sedicenne Antonio Calvani, sedicenne di Centocelle, entrato nel  gruppo pochi giorni prima.</p>
<p>Le prime azioni di Bandiera Rossa sono uno stillicidio di assalti ai forni e alle caserme per prelevare viveri ed armi, azioni spesso fatte in collaborazione con i socialisti della “Banda  Napoli”, quella in cui militava anche Giuseppe Albano, piu’ noto come “il gobbo del Quarticciolo”.</p>
<p>I tedeschi risposero con l’eccidio di Rebibbia, dove furono trucidati undici partigiani ( nove di Bandiera Rossa) che avevano tentato l’assalto ad una caserma la sera del 20 Ottobre 1943.</p>
<p>Tra queste azioni vanno ricordate quella contro la caserma Mussolini, quelle contro convogli militari tedeschi a Settebagni, ad Ostiense, al Tuscolano, al Prenestino ed al Casilino.</p>
<p>Nonche’ il furto di un’intera batteria contraerea, smontata pezzo per pezzo, e stivata in una grotta a Castel Giubileo.</p>
<p>E’ Lillo Pullara che, all’alba del 7 Novembre 43- anniversario della rivoluzione sovietica &#8211; a  scalare il famoso Alberone in Via Appia e ad issarvi un bandierone rosso con falce e martello.</p>
<p>E’ la squadra di Vincenzo Guarnera ( “ Tommaso Moro”) , ex milite fascista decorato, che, nella notte del 30 Novembre, prima sequestra il plotone della P.A.I. diretto a Forte Bravetta per giustiziare undici compagni, e poi travestitisi con le loro divise, irrompono al Forte e liberano i condannati a morte.</p>
<p>E lo spettacolare e simultaneo lancio in  di diecimila volantini il 6.12.43 in tutti i cinema della capitale .</p>
<p>Ma proprio in coincidenza con quest’azione, un’infiltrazione di spie provoca una massiccia ondata di arresti. Gran parte del gruppo dirigente di Bandiera Rossa ne e’ travolto, viene internato in Via Tasso, torturato ferocemente  e condannato a morte.</p>
<p>Il 2 Febbraio 1945 vengono fucilati a Forte Bravetta : ENZIO MALATESTA, ROMOLO JACOPINI, FILIBERTO ZOLITO, BRUNO BITLER, GINO ROSSI, ETTORE ARENA, BENVENUTO BADIALI, QUIRINO SBARDELLA, AUGUSTO PARODI, CARLO MERLI ed OTTAVIO CERULLI.</p>
<p>Anche Raffaele De Luca era tra i condannati a morte, ma e’ intrasportabile per una frattura e questo lo salvera’.</p>
<p>Anche la tipografia del giornale, che tira dodicimila copie clandentine ( duemila piu’ de “lUnita’) e’ stata scoperta.</p>
<p>Bandiera Rossa conosce cosi’ con alcune settimane di anticipo la crisi ed il giro di vite che tutta la resistenza romana subira’ dopo il prematuro appello all’insurrezione e la controffensiva tedesca ad Anzio. Ma una nuova leva di dirigenti, quasi tutti “borgatari” ( ma non mancheranno anche alti gradi dell’esercito che si aggregheranno al gruppo) prende in mano la guida dell’azione armata.</p>
<p>Non manco’ un giorno che i nazifascisti non subissero un colpo, grande o piccolo, da parte di Bandiera Rossa . Le azioni sono audaci ed ambiziose, ma la nuova direzione sconta inesperienza, soprattutto politica, e soprattutto l’incapacita’ di smascherare spie ed infiltrati.</p>
<p>In febbraio vengono arrestati Aladino Govoni, Uccio Pisino, Ezio Lombardi, Nicola Stame ed Unico Guidoni.  Govoni e’ un capitano dei granatieri e responsabile delle azioni militari. Pisino e’ un ufficiale di marina ed opera nello stesso campo. Sono le perdite piu’ gravi ma molte altre seguiranno. Il 24 marzo Govoni, insieme a circa cento compagni di Bandiera Rossa e ad altri 224 antifascisti, e’ trucidato alle Fosse Ardeatine.</p>
<p>E tuttavia, anche i mesi di aprile e maggio sono fitti di imprese, fino alla liberazione di Roma il 4 giugno 1944.</p>
<p>Quel giorno i combattenti escono alla luce del sole dalla clandestinita’ e dalle carceri, con le loro bandiere, in numero davvero imponente.</p>
<p>Ma l’uscita di scena e’ imminente. La nuova situazione dell’ Italia, libera dai nazisti ma sotto controllo alleato, non lascia spazi a quell’area della resistenza, di cui Bandiera Rossa rappresenta la parte essenziale, che si oppone non soltanto alla monarchia ma alla stessa democrazia borghese.</p>
<p>La maggioranza dei militanti confluira’ presto nel P.C.I., con l’accordo tacito di non parlare piu’ di Bandiera Rossa.</p>
<p>Io stesso, frequentando per anni la casa di una partigiana di “Bandiera Rossa”, Bruna Sbardella, in quanto amico del figlio, ho appreso della sua appartenenza a quel gruppo soltanto in occasione della sua morte, negli anni 80. Bruna parlava del suo impegno nella resistenza, ma faceva credere a tutti che anche in quel periodo avesse militato nel P.C.I.</p>
<p>Altri passarono al PSI o addirittura al PSDI  e di “Bandiera Rossa” non si parlo’ fino al 1968, quando usci’ il citato libro di Silverio Corvisieri.</p>
<p>Poi, coi movimenti degli anni 70 si riusci’ in qualche modo a ritessere il famoso filo rosso per cui Felice Chilanti, responsabile clandestino del giornale “Bandiera Rossa” durante l’occupazione nazista, divenuto, al seguito di Corvisieri, militante del gruppo “Avanguardia Operaia”, scrivera’ a puntate sul “Quotidiano dei Lavoratori” la storia del gruppo cosi come i trotzkisti italiani della Quarta Internazionale chiameranno “Bandiera Rossa” il loro mensile, che tuttora esiste come espressione della corrente trotzkista di Rifondazione Comunista.</p>
<p>Ma ancora piu’ interessante e piu’ vicina ai nostri tempi sara’ la  “leggendaria” collaborazione del partigiano di “Bandiera Rossa” Orfeo Mucci con “Radio Onda Rossa” e piu’ in generale con l’attivita’ dell’autonomia operaia romana, collaborazione che si e’ interrotta soltanto nel 1997, con la morte di Orfeo.</p>
<p><strong>DARIO MARIANI</strong></p>
<p><strong>Principali fonti:</strong></p>
<p><em>ROSARIO BENTIVEGNA : ACHTUNG BANDITI, MURSIA, 1986</em></p>
<p><em>SILVERIO CORVISIERI : BANDIERA ROSSA NELLA RESISTENZA ROMANA, SOVIET, 1968</em></p>
<p><em>MARISA MUSU, ENNIO POLITO : ROMA RIBELLE, TETI, 1999</em></p>
<p><em>SILVERIO CORVISIERI : IL RE, TOGLIATTI E IL GOBBO, ODRADEK, 1997</em></p>
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		<item>
		<title>Per una storia della Quarta Internazionale</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 13:46:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blasco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Marxiani]]></category>
		<category><![CDATA[Trotskismo]]></category>

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		<description><![CDATA[di Diego Giachetti (www.erre.info) La IV Internazionale è un classico esempio di ciò che è noto ma non è conosciuto. Si sa della sua esistenza, ma pochissimi conoscono seriamente la sua storia. Per chi è interessato a passare dal “noto” alla conoscenza, il libro di Livio Maitan (Per una storia della IV Internazionale, Roma, Edizioni [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=altrestorie.wordpress.com&amp;blog=710911&amp;post=4&amp;subd=altrestorie&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Diego Giachetti (<a href="http://www.erre.info" target="_blank">www.erre.info</a>)</p>
<p align="justify"> La IV Internazionale è un classico esempio di ciò che è noto ma non è conosciuto. Si sa della sua esistenza, ma pochissimi conoscono seriamente la sua storia. Per chi è interessato a passare dal “noto” alla conoscenza, il libro di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Livio_Maitan" target="_blank">Livio Maitan</a> (<a href="http://www.edizionialegre.it/cgi-bin/news/adon.cgi?act=doc&amp;doc=140&amp;sid=1" target="_blank">Per una storia della IV Internazionale</a>, Roma, Edizioni Alegre, 2006) costituisce un valido punto di partenza.<br />
Sicuramente per Livio c’è stato un tempo lungo per fare e agire politicamente e un tempo, molto più breve, della memoria, del bisogno di raccontare e di ricordare, ponendo interrogativi vecchi e nuovi alle vicende accadute. L’attività politica, se mantenuta nel tempo e svolta con intensità e partecipazione diretta, non lascia spazi e non trova luoghi per pensarsi compiutamente sotto forma di ricostruzione storica. Così è stato per Livio per tanti anni, dai primi sentimenti antifascisti nel lontanissimo 1942-43 fino agli ultimi giorni della sua vita che si è conclusa il 16 settembre del 2004. Solamente in quelli che si sarebbero rivelati gli anni finali della sua vita, il bisogno della memoria si fece prepotentemente sentire nella forma della narrazione storica come autobiografia di una vita.</p>
<p><span id="more-4"></span></p>
<p align="justify">Il libro è suddiviso in due parti: dal 1947 al 1974 e dal 1975 al 1995. La scelta dell’anno 1947 come inizio della periodizzazione è una concessione autobiografica che l’autore si prende. Egli infatti è stato per 53 anni membro del Segretariato Internazionale (poi Unificato), l’organismo dirigente della IV Internazionale, organizzazione alla quale aveva aderito nell’ormai remoto autunno del 1947.</p>
<p>Dalla rievocazione del secondo Congresso mondiale del 1948 – il primo a cui partecipò – si procede all’inserimento dell’operare politico in un mondo scosso dal contrasto tra Stalin e Tito, dalla vittoria della rivoluzione cinese, la dottrina Truman e l’inizio della guerra fredda, l’assimilazione strutturale dei paesi dell’Europa orientale al blocco sovietico, la guerra di Corea e i timori di precipitare in una nuova guerra mondiale, fino ai nuovi orientamenti della IV Internazionale sintetizzati in una parola, spesso usata male e a sproposito, “l’entrismo”.<br />
Seguono paragrafi dedicati alla destalinizzazione e all’invasione dell’Ungheria da parte delle truppe del Patto di Varsavia, nonché una riflessione storica sulle divisioni che spaccarono l’organizzazione nei primi anni Cinquanta e le nuove analisi che si dovettero approntare a fronte dell’imprevisto sviluppo capitalistico internazionale, parallelamente all’ondata di rivolte in atto nei paesi coloniali.<br />
È in questa cornice storica che l’autore pone le ragioni e le spiegazioni delle scissioni interne alla IV Internazionale di quegli anni, richiamandosi sempre al dato politico-ideologico delle divergenze, rifuggendo interpretazioni personalistiche e/o psicologiche.<br />
Segue una dettagliata disamina di quelli che sono definiti i due anni cruciali, il 1968 e il 1969, che danno inizio ad un consistente rafforzamento delle sezioni della IV Internazionale e la coinvolgono nelle battaglie politiche che si svolgono in quegli anni.<br />
Nella seconda parte del libro la storia è nuovamente densa di avvenimenti e di “potenzialità” politiche a cominciare dal biennio 1974-75, quando esplode la recessione generalizzata dell’economia capitalistica, si sviluppa la rivoluzione dei garofani in Portogallo, giunge all’epilogo la dittatura franchista in Spagna e l’imperialismo americano è sconfitto in Vietnam, mentre nuovi scenari si aprono in America Latina, si afferma la rivoluzione iraniana e il fronte sandinista sale al potere in Nicaragua.<br />
Sono gli anni dell’eurocomunismo, del conflitto militare in Indocina tra paesi “socialisti”, dell’invasione sovietica dell’Afghanistan, della crisi del regime burocratico in Polonia, della fondazione del Pt in Brasile, ma anche quelli della controffensiva conservatrice della Tatcher in Inghilterra e di Reagan negli Stati Uniti. Gli anni Ottanta scivolano verso il colpo di stato in Polonia, l’avvento di Gorbaciov e la “Nep cinese” e un “nuovo ordinamento mondiale” a partire dallo scioglimento dell’Urss nel 1991. Il libro si chiude con un non completato capitolo sul XIV Congresso mondiale del giugno 1995 realisticamente intitolato “Un congresso di disincanto?” che derivava dagli arretramenti subiti in una serie di paesi e, soprattutto, dalla delusione per il prevalere delle tendenze alla restaurazione capitalistica nell’Urss e nelle altre società di transizione burocratizzate.<br />
Dal libro emerge un grande quadro degli eventi storici mondiali della seconda metà del Novecento, all’interno del quale è collocata la storia della IV Internazionale, non raccontata solo come essa appare all’esterno, con i suoi documenti congressuali, i manifesti, le tesi votate e le varie risoluzioni via via approvate, ma colta nelle sue tensioni interne, portando alla luce percorsi politici e di discussione, misurando le varie posizioni politiche, nonché i meccanismi di formazione della volontà collettiva.</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/altrestorie.wordpress.com/4/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/altrestorie.wordpress.com/4/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/altrestorie.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/altrestorie.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/altrestorie.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/altrestorie.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/altrestorie.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/altrestorie.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/altrestorie.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/altrestorie.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/altrestorie.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/altrestorie.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/altrestorie.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/altrestorie.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/altrestorie.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/altrestorie.wordpress.com/4/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=altrestorie.wordpress.com&amp;blog=710911&amp;post=4&amp;subd=altrestorie&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Novecento in stile operaista</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 12:52:23 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Operaismo]]></category>

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		<description><![CDATA[MERCURIOCRS La newsletter del Centro di Studi e Iniziative per la Riforma dello Stato Roma, Gennaio 2007, n. 37 http://www.centroriformastato.it/crs/ 1) NOVECENTO IN STILE OPERAISTA Il pensiero di Mario Tronti non ha mai smesso di interrogarsi. La ripubblicazione di “Operai e Capitale” (DeriveApprodi) e di “Politica e destino” (Luca Sossella) è l’occasione per fare un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=altrestorie.wordpress.com&amp;blog=710911&amp;post=3&amp;subd=altrestorie&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>MERCURIOCRS<br />
La newsletter del Centro di Studi e Iniziative per la Riforma dello Stato</em></p>
<p>Roma, Gennaio 2007, n. 37</p>
<p><a href="http://www.centroriformastato.it/crs/" title="CRS" target="_blank">http://www.centroriformastato.it/crs/</a></p>
<p>1) NOVECENTO IN STILE OPERAISTA<br />
Il pensiero di Mario Tronti non ha mai smesso di interrogarsi. La ripubblicazione di “Operai e Capitale” (DeriveApprodi) e di “Politica e destino” (Luca Sossella) è l’occasione per fare un nuovo bilancio</p>
<p><strong>OPERAISMO E POLITICA</strong> di Mario Tronti<br />
Pubblichiamo il testo della conferenza tenuta al convegno internazionale &#8220;Historical Materialism 2006. New Directions in Marxist Theory&#8221;, Londra 8-10 dicembre 2006<br />
<a href="http://www.centroriformastato.it/crs/rubriche/il_novecento_in_stile_operaista/mariotronti" target="_blank"> http://www.centroriformastato.it/crs/rubriche/il_novecento_in_stile_operaista/mariotronti</a></p>
<p><strong>UNA DIFFICILE SAGGEZZA DA PRATICARE NEL PRESENTE</strong> di Mario Tronti<br />
A quarant&#8217;anni dalla sua prima pubblicazione &#8220;Operai e capitale&#8221; assurge a testo classico della storia del movimento operaio. Non per questo i suoi contenuti sono da considerarsi inattuali. Pubblichiamo un estratto dall&#8217;introduzione<a href="http://www.centroriformastato.it/crs/rubriche/il_novecento_in_stile_operaista/intro" target="_blank"><br />
http://www.centroriformastato.it/crs/rubriche/il_novecento_in_stile_operaista/intro</a></p>
<p><strong>FUORI NORMA. LO «STILE» OPERAISTA</strong><br />
Operai e capitale» di Mario Tronti, la Bibbia dell&#8217;operaismo italiano, torna in libreria per DeriveApprodi quarant&#8217;anni dopo la sua pubblicazione einaudiana del 1966. Ida Dominijanni intervista Mario Tronti<br />
<a href="http://www.centroriformastato.it/crs/rubriche/il_novecento_in_stile_operaista/operaismo" target="_blank"> http://www.centroriformastato.it/crs/rubriche/il_novecento_in_stile_operaista/operaismo</a></p>
<p><strong>IL PASSAGGIO DELLA POLITICA NEI LEGAMI DEL DESTINO</strong> di Rita Casale<br />
Passato e futuro nella contingenza del presente. «Politica e destino» (Luca Sossella Editore), l&#8217;ultimo Tronti raccontato da amici e allievi.<br />
<a href="http://www.centroriformastato.it/crs/rubriche/il_novecento_in_stile_operaista/casale" target="_blank"> http://www.centroriformastato.it/crs/rubriche/il_novecento_in_stile_operaista/casale</a></p>
<p>2) L’OMBRA DELLA GIUSTIZIA INTERNAZIONALE<br />
La pena di morte contro Saddam Hussein è un atto che non rende giustizia ai torti subiti dalle sue vittime. Ma esiste una giustizia internazionale?</p>
<p><strong>IL CATALOGO DELLE ACCUSE</strong><br />
<a href="http://www.centroriformastato.it/crs/immagini/catalogo" target="_blank"> http://www.centroriformastato.it/crs/immagini/catalogo</a></p>
<p><strong>GIUSTIZIA UMANA PER I CARNEFICI</strong> di Federica Resta<br />
La pena di morte contro Saddam Hussein è un atto che non rende giustizia ai torti subiti dalle sue vittime.<br />
<a href="http://www.centroriformastato.it/crs/primopiano2/resta" target="_blank"> http://www.centroriformastato.it/crs/primopiano2/resta</a></p>
<p><strong>LE ISTITUZIONI PERDUTE DEL POTERE IMPERIALE</strong> di Giuseppe Bronzini<br />
Esiste una giustizia penale internazionale? Un&#8217;analisi corrosiva delle relazioni tra gli stati e del ruolo dell&#8217;Onu, considerato incapace di contrastare le volontà egemoniche dei paesi militarmente più forti. La recensione al volume di Danilo Zolo &#8220;La giustizia dei vincitori&#8221; (Laterza).<br />
<a href="http://www.centroriformastato.it/crs/Testi/recensioni/guerra_e_pace/bronzini" target="_blank"> http://www.centroriformastato.it/crs/Testi/recensioni/guerra_e_pace/bronzini</a></p>
<p><strong>L&#8217;OMBRA DELLA GIUSTIZIA INTERNAZIONALE</strong> di Roberto Ciccarelli<br />
Human Rights Watch ha proposto una corte mista composta da giudici iracheni e da giudici internazionali sul modello della Sierra Leone per giudicare i crimini contro l&#8217;umanità in Iraq. La recensione al volume di Antonio Cassese, I diritti umani oggi (Laterza).<br />
<a href="http://www.centroriformastato.it/crs/Testi/recensioni/guerra_e_pace/cassese" target="_blank"> http://www.centroriformastato.it/crs/Testi/recensioni/guerra_e_pace/cassese</a></p>
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